Into the wood a “1,2,3, Storie!”
Dopo la prova generale all’interno di “Pergine spettacolo aperto”, andrà in scena a Cles “Into the wood”, una produzione dell’associazione culturale Piqua destinata a viaggiare sui palcoscenici di molti teatri italiani ed europei. “Into the wood” narra, senza usare le parole, la storia di una famiglia di artigiani del legno dagli anni ’30 ad oggi. Il figlio – unico personaggio vivente all’inizio dello spettacolo – incontrerà dapprima il padre e poi il nonno, entrambi morti ormai da parecchi anni, grazie ad un viaggio a ritroso nel tempo provocato da un meccanismo fantastico di un grande orologio di legno al centro della scena. I tre protagonisti, all’inizio felici di rivedersi, entreranno ben presto in conflitto per l’uso dell’unico bancone da lavoro e dei pochi arnesi, per la divisione del cibo. Dopo colpi di scena e avvenimenti ricostruiti con ironia popolare, succederà qualcosa che li porterà a ritrovare l’armonia. Seguendo le vicende di questa piccola famiglia gli spettatori conosceranno non solo le trasformazioni dell’arte della falegnameria e i cambiamenti che hanno determinato il passaggio dalla società rurale a quella moderna, ma anche la Storia – quella con la S maiuscola – che comparirà sulla scena attraverso i suoni quelli di una radio e di una porta spalancata sul mondo. La rievocazione di una memoria che oggi si rischia di perdere, ricostruita con uno studio lungo e accurato e portata in scena con uno stile non didascalico, ma emozionante e divertente.
Nicola Sordo, ideatore e sceneggiatore di Into rhe Wood spettacolo, come è nato lo spettacolo?
Per alcuni anni ho intervistato anziani artigiani e falegnami di Castel Tesino. All’inizio volevo semplicemente conoscere le mie radici: mio nonno che era nato in quel paese si era trasferito a Milano e sia io che mio padre abbiamo vissuto sempre nella metropoli. Ho scoperto una naturale capacità narrativa negli anziani che ho incontrato, un’ironia popolare intelligente. Sono stati incontri che mi hanno emozionato e ho quindi poi deciso di continuare in questo lavoro etnografico intervistando anche anziani di Trento, Predazzo e altri paesi. Dopo 10 anni ho capito che avevo in mano un materiale vivo e prezioso e che avrei potuto provare a trasformalo in un’opera teatrale capace di trasmettere anche ad altri le emozioni che avevo provato io.
Per chi è pensato lo spettacolo?
E’ spettacolo visivo e visuale adatto a tutte le età. Non ci sono parole, tutto è giocato sull’immagine, la scenografia, i costumi e i suoni. Tutto, dai baffi delle maschere alle scarpe che indossiamo in scena, è frutto di un approfondito studio che abbiamo condotto soprattutto su materiali fotografici, consultando testi e documenti conservati nei musei come quello di San Michele all’Adige. L’orologio di legno, drammaturgicamente importante, è stato realizzato apposta per lo spettacolo da un falegname che oggi ha 91 anni.
Piqua è una giovane associazione culturale che già si misura con la produzione di spettacoli. cosa significa produrre uno spettacolo e, in particolare, farlo in Trentino?
Non è facile ricevere finanziamenti, soprattutto se si è compagnie giovani e ancora poco conosciute. Forse ci si dovrebbe dedicare più tempo di quello che faccio io. Per ora “Into the wood” è completamente autoprodotto. Mi piacerebbe però che coloro che decidono come impiegare le risorse dedicate alla cultura andassero a vedere le opere che finanziano.
Quali sono gli obiettivi per il futuro?
Il nostro desiderio è che “Into the wood” possa girare l’Italia e l’Europa. E’ un obiettivo ambizioso, ma che affondiamo con consapevolezza e impegno. Io ho avuto la fortuna di avere un maestro, Paolo Nani, che con le sue produzioni gira in tutta Europa e non solo. Lui mi ha fatto capire qual è il livello di qualità che bisogna raggiungere e come. All’inizio era difficile lavorare con lui: io ero approssimativo, lui perfezionista. Se riusciremo a raggiungere la qualità che il mio maestro mi ha insegnato, allora la gente che assisterà lo spettacolo si emozionerà nel profondo e gli organizzatori delle manifestazioni culturali non avranno dubbi sul fatto di avere investito bene le risorse.


